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domenica 30 ottobre 2011

Mito nel mito: Roma celebra Audrey Hepburn-'Audrey a Roma-Esterno giorno'.

 


"Audrey a Roma-Esterno Giorno". Ara Pacis, 26 ottobre/4 dicembre 2011. Mostra evento: oltre 150 foto inedite della vita romana dell'attrice, 8 teche contenenti i suoi meravigliosi abiti. Scorci di vita privata della Diva più amata.
"La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l'amore"
(Audrey Hepburn)

Parole semplici, scaturite dal cuore. Un consiglio che s'impone, però, come un karma per ogni donna, quando a darlo è LEI.
Nessuna è stata tanto copiata, venerata, osannata.
I suoi indimenticabili occhi da cerbiatta, la sua figura esile, la sua raffinatezza, divenuta un modello per l'intero genere femminile.
"È facile copiare il mio look. Le donne possono assomigliare a Audrey Hepburn raccogliendo i capelli e comperandosi grossi occhiali e vestiti senza maniche"
Audrey Hepburn su Life, 7 dicembre 1953
Altre due immagini tratte da Life, la vedono posare come una pin up intellettuale
Copertina di Paris Match, 22 Settembre 1956
Cosmopolitan, Febbraio 1957
Classe senza precedenti nella storia del cinema (nè della moda), creatrice di uno stile personalissimo che la rese trendsetter ante litteram.
La sua innata eleganza ha contribuito a rendere indimenticabili intere collezioni di stilisti del calibro di Hubert de Givenchy, André Courrèges, Valentino, Pierre Cardin.
Audrey Hepburn fu amica e musa di Hubert de Givenchy, che la vestì in molti film, da "Breakfast at Tiffany's"(1961) a "Sabrina"(1954) a "Funny Face" (in italiano "Cenerentola a Parigi", 1957).
Con lo stilista, in uno scatto di Bert Stern, 1963
Bozzetto di Givenchy per Sciarada (1963)
Sempre in Givenchy in copertina per Vogue, 1950.
In Valentino, altro suo amico nella vita e stilista del quale fu musa, in uno scatto 60s
In Valentino, in un celebre scatto di Gian Paolo Barbieri per Vogue Italia, 1969.
So che le mie amate lettrici concorderanno al cento per cento: lei non era elegante. Lei era l'Eleganza.
Non è un caso se, a partire da "Breakfast at Tiffany's",un semplice tubino nero sia divenuto sinonimo di raffinatezza per antonomasia.
Nobili natali ed animo altrettanto nobile, dato il suo impegno in veste di Ambasciatrice Unicef, nei suoi innumerevoli appelli ai singoli e ai governi "per agire per garantire ai bambini dei Paesi più poveri il diritto alla salute, all'istruzione e alla protezione dalla violenza".
(Video e foto inedite sulle missioni di Audrey con l'Unicef su www.unicef.it/audrey).
Studi da étoile che, qualora possibile, hanno contribuito ad esaltarne ancor di più l'innata grazia, una bellezza rara e immortale.
Rara immagine di una giovanissima Audrey Hepburn étoile

Premio Oscar alla sua prima- divina- interpretazione in "Vacanze Romane", Audrey Hepburn è un patrimonio di eleganza e bellezza a cui oggi Roma, sua città d'adozione (vi trascorse 25 anni, prima giovane sposa dell'attore Mel Ferrer e, in seguito, sposando lo psichiatra Andrea Dotti), rende omaggio.
All'uscita dall'Hotel Hassler, in compagnia del suo cagnolino Famous, 1960.
Roma, 1961. Per la serie: anche le dive fanno la spesa!
Sempre per le vie di Roma
In abito Valentino, al matrimonio con Andrea Dotti

" Ogni città nel suo genere è indimenticabile. Tuttavia, se mi chiedete quale preferisco, direi Roma... il ricordo di questa visita non mi abbandonerà finchè vivrò"
(Princess Ann, "Roman Holiday")

'Audrey a Roma- Esterno giorno': questo, il titolo della mostra omaggio allestita all'Ara Pacis, dal 26 ottobre al 4 dicembre. Una mostra-evento, che cade nel cinquantesimo anniversario di "Colazione da Tiffany", che, nella versione restaurata, chiuderà il Festival del Cinema di Roma, in un'edizione, non a caso, dedicata alle "donne che hanno fatto la differenza". Una consacrazione, per l'attrice e la donna Audrey Hepburn, anche negli inediti panni di testimonial delle meraviglie di Roma.
Una raccolta di oltre 150 foto inedite, che immortalano non più la Diva patinata e irraggiungibile, ma la Audrey privata, la moglie, la mamma. In una parola, la donna, nella sua quotidianità, nel suo vivere la Città Eterna.
Otto teche, a racchiudere e proteggere quella che è forse la chicca più interessante, specie per noi donne: ecco infatti un'occasione unica per ammirare suoi abiti originali degli stilisti più famosi, pezzi scelti da lei stessa per la vita di tutti i giorni: dai deliziosi cappottini dalla linea a trapezio tipicamente anni Sessanta, agli inediti abiti stile Seventies.
Con Mel Ferrer all'Eur, 1961
Con Mel Ferrer, Trinità dei Monti
Matrimonio con Andrea Dotti
Col figlio Sean Hepburn Ferrer
Mito nel mito, tra Roma e la Hepburn vi era un'affinità elettiva, che, dopo l'Oscar, come detto, per "Vacanze Romane"(1953), riportò l'attrice qui a girare "Guerra e pace"(1956), mentre al 1959 risale l'intensa interpretazione in "Storia di una monaca". Inoltre, come spesso accade, Roma divenne sfondo altrettanto magico per i suoi amori: l'attore Mel Ferrer e poi il matrimonio con lo psichiatra romano Andrea Dotti.
La mostra dell'Ara Pacis, fortemente voluta dal figlio Luca Dotti e patrocinata, tra gli altri, dalla Audrey Hepburn Children's Fund, intende celebrare la donna Audrey Hepburn. Non più, quindi, la Roma della Dolce Vita, non più la Hollywood sul Tevere. Ora, la semplicità di una bellezza autentica immortalata a prendere gli amati figli a scuola, portare a spasso il cagnolino (anche qui, la classe non è acqua, direi, foto alla mano), o fare la spesa (ebbene sì, anche le dive fanno la spesa!). Dimostrazione di quanto la classe, la bellezza vera, la semplicità, nulla perdano in situazioni comuni, persino banali: lei riusciva nell'arduo compito di apparire inverosimilmente impeccabile anche così (meditiamo, donne!)

"Insieme non c'è niente che non possiamo fare"

Intento della mostra è, infine, esaltare la bellezza interiore di una diva che si è spesa come poche 'celebrities' nell'usare la propria immagine per una giusta causa: il ruolo più amato dall'attrice fu infatti quello di ambasciatrice dell'Unicef , che vestì dal 1988 fino alla sua scomparsa, diventando la testimonial più amata di tutti i tempi, contribuendo in prima persona, coi suoi innunerevoli viaggi, fino ai suoi ultimi giorni, alla causa umanitaria.

"Mi si è spezzato il cuore. Non posso sopportare l'idea che due milioni di persone stiano morendo di fame. [...] Il termine "Terzo Mondo" non mi piace perché siamo tutti parte di un mondo solo. Voglio che la gente sappia che la maggior parte degli esseri umani sta soffrendo "

Così, la Hepburn, a proposito dei suoi viaggi per l'Unicef. E ancora oggi il suo mito è infatti associato alla causa umanitaria: visitando la mostra dell'Ara Pacis si contribuirà alla campagna Unicef per debellare la malnutrizione infantile tra i bambini del Ciad: l'incasso verrà infatti devoluto a tale iniziativa.
Un esempio dell'antico ideale greco di Kalè kai agathè, così potremmo descrivere Audrey Hepburn: esempio, per donne e uomini, di incredibile umanità e bellezza interiore, al di là degli abiti Haute Couture e delle splendide copertine che la immortalano. E nobile è la causa promossa dalla mostra.

What else? Io non vedo l'ora di andarci!
"Cosa rende felici le persone? È come per le impronte digitali: sono tutte diverse. Personalmente io ho bisogno di molto affetto, di essere amata e di amare. Di amore vero. Il resto viene da sé"




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